«Cara lettrice, caro lettore,
in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.»
E’ questa la parte iniziale di un comunicato (firmato gli utenti di Wikipedia) che informa, quanti volevano informarsi sulla libera e gratuita enciclopedia più famosa del web, che il servizio di informazione è sospeso quantomeno fino alla mattinata del 6 ottobre 2011.
Perché tutto questo. “Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto (neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti), rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.”.
Che cos’è il comma 29 del disegno di legge sulle intercettazioni. Qualcuno l’ha definita ‘norma ammazza-blog’, ed impone l’obbligo di rettifica rispetto alla pubblicazione di qualsiasi tipo di contenuto pubblicato in Rete su richiesta di un soggetto terzo che si auto-considera ‘leso’ dal contenuto stesso. Il titolare del sito (che sia un giornale online o un blog, poco importa) deve pubblicare la rettifica entro 48 ore, pena una multa di 12.500 €. (cifra che naturalmente io, Maiello Giovanni, non posseggo).
Ma chiariamo meglio che vuol dire: la rettifica è un istituto che obbliga i responsabili del riferimento ‘lesivo’ a pubblicare gratuitamente, ed entro 48 ore, le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni: non sono infatti previste eccezioni per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi a un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.
Il “bello” però sapete qual è? Saranno praticamente soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia “lesivi della loro dignità o contrari a verità”: la valutazione della “lesività” di questi contenuti, però, non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato. Ciò vuol dire che un domani non potrei nemmeno scrivere più: “Il Ministro Saverio Romano è stato graziato dalla sua maggioranza, malgrado i suoi legami con la mafia e l’indagine a suo carico per concorso esterno in associazione mafiosa”. Qualora il Ministro si sentisse ‘leso’ potrebbe denunciarmi. E io non voglio pagare 12.500€ perché non ce li ho.
Lo scopo di questo comma è chiaro: è un invito esplicito a non scrivere, a prescindere dalla veridicità o meno della notizia pubblicata, soprattutto se chi scrive non ha l’economica capacità di pagare le salate multe. Il tono è praticamente identico a quello della camorra: non vuoi stare zitto e allora paghi!
Concludo facendo riferimento a un’interessante cosa scritta sul comunicato di Wikipedia: “… Nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione”.
Ancora una volta la libera informazione in Italia è in pericolo, come sono in pericolo le intercettazioni, fastidiose zanzare secondo il Presidente del Consiglio, visto che puntualmente fanno emergere le varie storielle a Palazzo Grazioli con le sue puttane, ma che in realtà, pur con molta attenzione e lontano da rischi demagogici, a mio avviso sono il più grande strumento di democrazia. Il serio problema è che (da tempo) l’Italia non lo è più una democrazia.
Juan

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