Il Senato ha approvato, qualche giorno fa, con voto di fiducia imposto dal governo, il disegno di legge sul cosiddetto «processo lungo». 160 sì, 139 no.
Le polemiche in aula naturalmente non sono mancate. La capogruppo del PD, Anna Finocchiaro, ha parlato di legge ad personam per Silvio Berlusconi e di «piede del padrone sul collo dei senatori del PdL che almeno in questa occasione avrebbero potuto dimostrare di essere liberi e forti». Dai banchi dell’Italia dei Valori, poi, sono spuntati dei cartelli con su scritto «Ladri di giustizia». Insomma, il clima è stato molto teso.
Ora però il testo torna alla Camera dove verrà calendarizzato a settembre per poi essere discusso e votato a ottobre, il mese in cui riprendono i processi in cui è imputato Berlusconi.
Per il senatore Francesco Nitto Palma, che ha fatto il suo esordio a Palazzo Madama nel delicatissimo ruolo di Ministro della Giustizia subentrando ad Angelino Alfano, «sul processo lungo si dicono tante inesattezze perché non avrà alcun effetto deflagrante sul sistema». E lancia la sua ‘prima’ accusa ai suoi ex colleghi pubblici ministeri: «I magistrati dicono che queste norme provocheranno una specie di disastro, gli avvocati affermano che non cambierà nulla».
Beh, ma allora perché sostenere la legge addirittura con la fiducia?
La stessa domanda se la pone anche (indirettamente) “Famiglia Cristiana”, che pubblica sull’edizione on line un duro editoriale: «Processo lungo, la mafia ringrazia».
Ma andiamo con calma. A cosa serve realmente questo processo «lungo»?
Ci dicevano che il processo «breve» serviva a snellire i tempi della giustizia e ci avrebbe portato al passo con l’Europa. Poi, quasi a sorpresa, l’Aula del Senato approva il «processo lungo».
Allora, tecnicamente, il «processo lungo» può essere riassunto in 3 punti.
Punto n. 1. La norma sul processo lungo consente di allungare a dismisura la lista dei testi della difesa, anche nei processi di primo grado in corso, con il rischio di portare per le lunghe le udienze, rincorrendo quasi i tempi di prescrizione.
Punto n. 2. Con il nuovo testo di legge, il giudice non avrà più la possibilità di scegliere se escludere le prove “manifestamente superflue o irrilevanti”, come accade ora. Potrà escludere solo quelle “non pertinenti”.
Punto n. 3. Il «processo lungo» dà più peso agli avvocati, che possono imporre i testimoni, ed esclude le sentenze passate in giudicato, allungando così ulteriormente i tempi del processo, perché si devono ricercare le stesse prove.
Consente, quindi, alla difesa di presentare un numero illimitato di testimoni portando inevitabilmente ad un allungamento dei tempi del processo e alla prescrizione. Il giudice non potrà opporsi a ciò, né potrà escludere “prove superflue o non rilevanti”: pena la nullità del processo. Esclude le sentenze passate in giudicato, allungando ulteriormente i tempi del processo, perché si dovranno ricercare le stesse prove.
Tutto ciò servirà naturalmente al Presidente del Consiglio, Mr B, che tenta di salvarsi soprattutto dal processo sulla corruzione di David Mills e dal processo Ruby. Ma servirà anche ad altri, più o meno famosi.
A Milano la famosa scalata Unipol alla Bnl, ma pure i gravi crac Burani e Cit.
A Torino potrebbero tornare i 9.841 testimoni chiesti dai difensori per i morti dei veleni della Eternit. I giudici ne hanno concessi due a persona, ma adesso tutto potrebbe riaprirsi.
A Viareggio, per quanto riguarda il dibattimento per la strage del treno deragliato in stazione, i pm stimano che i 38 indagati delle Ferrovie dello Stato potrebbero pretendere di sentire decine di testimoni a testa.
A Roma potrebbe andare in crisi il processo Cucchi (il detenuto morto per le percosse ricevute) perché gli avvocati sarebbero legittimati a presentare una lista testi in cui figurano tutti coloro che si trovavano nel penitenziario, in questura e in ospedale in quei drammatici momenti.
A Palermo sarebbe la fine dei processi di mafia. Franco Mineo, per esempio, deputato regionale eletto nel Partito di Mr B, indagato per essere un prestanome dei boss dell’Acquasanta, potrebbe far chiedere dai suoi avvocati una sfilza di testi che comprende l’intero quartiere dove ha vissuto.
A Bari rischierebbero il blocco inchieste ormai in aula o prossime ad esserlo come quelle sul Ministro Raffaele Fitto e sul re della sanità pugliese, Giampaolo Tarantini.
L’intero Paese Italia e tutti i suoi casi giudiziari vanno a puttane. Come, del resto, anche (…i processi di…) Silvio Berlusconi.
Juan


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