martedì 14 giugno 2011

57% di italiani al voto: la vittoria è nel quorum! Analisi di un successo

Domenica 12 Giugno, ore 12,00. I dati del Viminale parlano da soli e lasciano presagire un messaggio, seppur esile e fioco, di speranza: l’11% degli italiani si è recata alle urne. Un precedente (che diventa subito un’antica regola non scritta) dice che quando, alle prima proiezione del Viminale, la percentuale è in doppia cifra si è sempre raggiunto il quorum.
Sono andato a votare domenica, ore 9 e un quarto, e l’affluenza nella piccola scuola di Mercato Vecchio è poco più che bassa. Forse l’orario. Forse la scarsa e cattiva informazione.
Il cardiopalma aumenta ora per ora, minuto per minuto. Il tempo passa e i rapporti ufficiali restano quelli delle ore 12,00. Sono le cinque del pomeriggio. Cinque e mezza. Le sei, e le voci non ufficiali della Rete, danno risultati spesso convergenti, spesso in contrasto. Quell’11%, col cielo che comincia ad imbrunirsi ed il Sole ad oscurarsi, è pesantissimo.
Il tam-tam è fortissimo. Telefonate a più non posso, i servizi di chat che impazziscono; le rincorse verso la persone che in questi giorni hai dimenticato di avvisare; i parenti e gli amici, e ancora gli amici dei parenti e i parenti degli amici. Tutti a ricordare di un voto che può essere decisivo verso quel fatidico 50%+1.
Un’altra novità pro-astensionismo. Per coloro i quali avessero smarrito la tessera elettorale la novità dell’anno è il bisogno della denuncia all’Arma dei Carabinieri, seguita da ritiro presso gli uffici comunali del duplicato della suddetta tessera e poi il diritto al voto ritorna.
Ore 19,00. I dati ufficiali del Viminale vanno a trazione anteriore e l’ansia da quorum aumenta. Andamento stabile attorno al 25%. Ventisei. Ventotto. Ventinove. 30.4% è il dato definitivo delle proiezioni delle ore 19,00. Dato adrenalinico.
Alle ore 8 e mezza di sera torno al seggio della piccola scuola di Mercato Vecchio, per il voto della mia ragazza. Le presenze sono molto superiori alla mattinata, con accenni di file e confusione.
Mancano ancora quasi venti punti percentuali da recuperare nelle ore comprese tra le 19,00 e le 22,00 e la mezza giornata successiva.
Il batticuore, o batti-quorum come l’ha definito qualcuno già alla vigilia, aumenta a vista d’occhio tra tutti i compagni. I “chissà” sono tantissimi e affiancati da temerari ‘è fatta!’ e inquieti e silenziosi volti pensierosi quanto nervosi.
Ore 22,00. La gioventù della domenica sera si muove ed entro il fatidico limite serale sono nei seggi. Il quorum sale. Ci si sente davvero col quorum in gola… 41.1% Quasi lo stesso numero di persone che ha partecipato alle votazioni tra le 8 e le 12 della domenica mattina si è mossa nelle tre ore finali del primo giorno di consultazioni! Sono i giovani della domenica sera!
Lunedì 13 Giugno. 41.1% è il dato che dovrebbe rimane fino alle ore 15,00, momento in cui il Viminale comincia a dare i primi dati ufficiali-finali. E invece no.
E’ mezzogiorno, e dal Ministero degli Interni si alza la voce di Roberto Maroni che afferma (a urne ancora aperte) «La proiezione fatta dagli esperti del Ministero dell’Interno, rispetto al dato di ieri, fa pensare che si raggiungerà il quorum per tutti e quattro i referendum, anche senza considerare il voto degli italiani all’estero» a cui fa seguito quella del premier Mr. B: «L’Italia probabilmente, a seguito di una decisione che il popolo italiano sta prendendo in queste ore, dovrà dire addio alla questione delle centrali nucleari e quindi dovremo impegnarci fortemente sul settore delle energie rinnovabili». Gravissime le parole di entrambe le personalità che, con ancora tre ore a disposizione di libere votazioni, avrebbero potuto gravemente inquinare i flussi verso i 4 quesiti referendari.
I numeri cominciano a schiarirsi. I Comitati per i vari SI al referendum parlano di “un tranquillo traguardo oltre il 50%”. Ma senza dati semi-ufficiali nulla è tranquillo.
Ore 15,03. Instant poll Sky: “Affluenza tra il 54,5 e il 59,5 per cento”. “Una cifra compresa tra il 56 e il 61 per cento” E’ questa la stima dell’istituto di ricerca Tecnè relativa all’affluenza degli elettori italiani in occasione dei referendum. Si arriverà ben presto ad uno spettacolare 57%
E’ fatta! E’ praticamente fatta! Con un Enrico Mentana in diretta da La7 che a più riprese chiede quanto margine di errore statistico ci sia tra gli instant poll e sentendosi rispondere “poco: tra l’1,5 e il 3%” e un duo Belpietro-Feltri con la soglia dell’imbarazzo superata già da un po’, l’unica cosa certa è questa: il quorum del 50%+1 è superato ampiamente e i SI sono più del 95%.
E’ un trionfo! Dopo i ballottaggi di Napoli-Milano-Cagliari che hanno affidato le chiavi delle rispettive città a DeMagistris-Pisapia-Zedda. Dopo che il TG1, TG2 e TG5 avevano oscurato le immagini del Presidente della Repubblica che si recava alle urne. Finalmente!
Sì all’acqua pubblica. Sì all’energia senza centrali atomiche. Ma soprattutto sì al concetto di “legge uguale per tutti”. Il quesito sul legittimo impedimento, l’ennesima legge ad personam voluta dal premier, ha avuto sostanzialmente lo stesso successo degli altri. Gli elettori di centrodestra che sono andati a votare (secondo le stime diffuse dal Tg La7 oltre il 40% dell’elettorato di Pdl e Lega) non hanno rifiutato di ritirare la scheda verde, quella appunto in cui si chiede agli elettori se vogliono che il Presidente del Consiglio e i Ministri siano protetti da norme particolari. Ma si sono espressi chiaramente. Contro Mr. B e i suoi, che da 17 anni continuano a sostenere la necessità di leggi per mettere la politica al riparo dai processi. Un colpo durissimo che conferma l’esito delle elezioni amministrative, ma soprattutto un segnale di cui l’esecutivo non potrà non tenere conto, quando si tratterà di discutere ed approvare altre norme in questo senso, come il processo breve o i limiti sulle intercettazioni telefoniche.
Mr. B aveva dichiarato giorni prima che non avrebbe esercitato il suo diritto recandosi alle urne, bensì sarebbe andato al mare. (Come Craxi nel ’91…) Idem il leader del Carroccio Umberto Bossi.
Non hanno fatto così gli italiani, tantomeno i loro elettori. Addirittura molti dei loro stessi colleghi si sono recati alle urne: il Presidente del Veneto, ed esponente della Lega Nord, Luca Zaia, ha espresso quattro sì, compreso quello sul legittimo impedimento dichiarando “è comunque un diritto di tutti i cittadini avere la certezza dell’onestà e della linearità dell’amministrazione da parte di chi li governa”. Il sindaco di Roma Alemanno ha votato solo sul nucleare non ritirando le altre schede e il Governatore del Lazio, Renata Polverini, ha votato tre sì e un no.
Il Partito-PdL è allo sfascio più completo. Lo stesso vale per l’ex “alleanza di ferro”, PdL-Lega in particolare dopo le dichiarazioni di Bossi “Berlusconi ormai non sa più comunicare” e quelle di Roberto Calderoni “Col PdL stiamo prendendo troppe sberle”.
In tutto ciò ne esce ridimensionato il Terzo Polo che, accusando il governo di aver subito una dura batosta, cerca di sgattaiolare sul carro dei vincitori. Indubbiamente ne esce fortificato l’assetto PartitoDemocratico-SinistraEcologiaLibertà-ItaliadeiValori, malgrado i tentennamenti del PD riguardo all’immediata costruzione del cantiere del centro-sinistra ristretto a queste tre realtà...

Ma comunque,
VIVA L’ACQUA PUBBLICA
VIVA L’ENERGIA PULITA E SICURA
VIVA LA GIUSTIZIA E L’EGUAGLIANZA
...e, soprattutto, viva la democrazia!

A presto

Juan

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