Una proposta antiproibizionista arriva proprio dalla Francia. Un Paese dove lo spinello ha rappresentato sempre un argomento tabù. Dove la legge è rimasta costantemente durissima contro l’uso delle droghe leggere. Una delle più severe d’Europa anche quando, tra gli anni Ottanta e Novanta, in Italia e ancora di più in Spagna si ostentava in merito una certa nonchalance. Ebbene, proprio in Francia si chiede ora una possibile depenalizzazione della cannabis.
Ad avanzare la proposta, mercoledì scorso, è stato un gruppo di deputati del Partito socialista, la principale forza dell’opposizione che alle presidenziali del prossimo anno (visto il tracollo di Nicolas Sarkozy nei sondaggi) potrebbe anche strappare la vittoria. I parlamentari sono capeggiati da Daniel Vaillant, ex ministro degli Interni.
Vaillant lo disse la prima volta nel 2003, in un’intervista al quotidiano ‘Libération’: “Se vogliamo ridurre il numero dei consumatori di droghe leggere in Francia dobbiamo depenalizzare: non c’è altra strada”. Ora lui, sindaco del 18° arrondissement di Parigi, una delle aree più popolari della città e che ne sa qualcosa della violenza che il traffico di stupefacenti può provocare, ritorna all’attacco.
Il rapporto chiede la “legalizzazione controllata da parte dello Stato della cannabis, per uscire una volta per tutte dall’ipocrisia”. Nel concreto si liberalizzerebbe il commercio di droghe leggere, consentito in appositi punti vendita, simile ai tabacchi. In parallelo sarebbe consentita la creazione di una sorta di coffee shop sul modello olandese, dove poter comprare e consumare il prodotto. “Spazi di socialità” li definisce il testo. Al pari delle sigarette e degli alcoolici, lo Stato gestirebbe e regolerebbe produzione, commercializzazione e consumo della cannabis, al quale si potrebbero consacrare fino a 53mila ettari di terreno in Francia per la coltivazione.
Il progetto, che ha provocato polemiche, ma raccolto anche tanti inattesi consensi, arriva a sorpresa in un Paese dove al riguardo si è sempre scelto di ricorrere alla mano dura. Sulla base di una legge del 1970, il consumo di cannabis è punito con una pena che può andare fino a un anno di carcere o con una multa fino a 3.750 euro. I fermi per le droghe leggere si aggirano intorno ai 90mila all’anno, ma il carattere rigido e un po’ vago, senza alcun accenno alle dosi giornaliere, rende talvolta difficile la distinzione fra consumatore e trafficante, per il quale si prevede fino a dieci anni di prigione.
La severità della legge francese, però, non ha ottenuto i risultati attesi nella prevenzione. Vengono stimati a quattro milioni i francesi che ricorrono alle droghe leggere almeno una volta nell’anno e a 1,2 milioni i consumatori abituali. Uno degli argomenti ricordati in questi giorni da chi ha voluto appoggiare l’idea di Vaillant.
Sono molti i politici fra i socialisti che hanno ammesso di apprezzare il lavoro di Vaillant, ma perfino un conservatore come Dominique de Villepin, ex premier di centro-destra, prototipo dell’alto borghese parigino, e di essere favorevoli a limitare alla sola multa la possibile condanna del consumo di cannabis. Alcuni, invece, come Ségolène Royal, ne hanno preso le distanze.
Intanto un sondaggio di Ifop, pubblicato dal quotidiano ‘Sud-Ouest’, rileva che il 63% dei francesi è contrario alla depenalizzazione e il 36 per cento favorevole. Una minoranza, certo, ma neanche tanto piccola in un Paese dove il tema ha sempre rappresentato più o meno un tabù, non proprio al centro di un dibattito nazionale. Richiesto, invece, ora da Vaillant e dai deputati socialisti.
Ancora non conosco i dati italiani, ma resto dell’idea che le cosiddette droghe leggere (e faccio particolare riferimento alla marijuana, escludendo quindi una classe di droghe che va dalla cocaina all’LSD, alle pasticche di ecstasy o roba varia, e fino anche all’hashish) debbano essere integrate nella scala della parziale legalizzazione. Chiunque conosce il ‘modello olandese’ e chiunque sa che in Olanda esistono i coffee shop, locali autorizzati dallo Stato per vendere al consumo modesti quantitativi di droghe leggere. Ecco, i coffee shop olandesi possono vendere non più 5 grammi a persona per giorno ed ogni consumatore comunque non potrebbe rivolgersi a più di 6 coffee shop al giorno per un totale di 30 grammi ammessi. Tale limitazione è stata istituita sia per scopi medici, sia per non permettere l’esportazione di tali sostanze all’estero. Nel caso specifico dell’Olanda, però, è ammessa (sempre nei coffee shop) la vendita di soft drugs, intendendo con queste sia marijuana, sia hashish.
Le regole principali sono appunto quella che i coffee shop non possono vendere più di 5 grammi di soft drugs a persona (naturalmente maggiorenni!) e che non possono vendere alcool nella stessa transazione. Cosa, quest’ultima, a mio avviso fondamentale! Ci sono poi ulteriori regole stabilite dai vari comuni a livello locale che possono restringere ad esempio l’ubicazione dei coffee-shop, rimuovendoli dal centro della città o dalla vicinanza di scuole.
Contrariamente a quanto comunemente si crede, le droghe trovate dalla polizia devono essere confiscate per legge, sia che si tratti di droghe pesanti sia che si tratti di droghe leggere, anche se sono piccole quantità destinate all’uso personale. In base alla “legge sull'oppio”, infatti, le droghe leggere rimangono illegali, e ne sono ufficialmente proibite la coltivazione e la produzione, vendita o compera, importazione o esportazione, e il possesso, reati che su larga scala vengono attivamente perseguiti.
Il numero di decessi collegati all’uso di droghe nei Paesi Bassi è il più basso in Europa. Il governo dei Paesi Bassi riesce a supportare circa il 90% dei tossicodipendenti con i programmi di disintossicazione. Il risparmio di tempo e denaro connesso alla tolleranza controllata delle droghe leggere ha consentito di concentrarsi effettivamente sulla lotta alle droghe pesanti. La politica della tolleranza non ha portato ad un maggior consumo di droghe leggere: nei Paesi Bassi il 9,7% dei giovani ragazzi consuma droghe leggere una volta al mese, paragonabile al livello in Italia (10,9%) e Germania (9,9%) ed inferiore a quelli del Regno Unito (15,8%) e Spagna (16,4%). Queste percentuali si ripetono riguardo alle statistiche sulle droghe pesanti: nei Paesi Bassi ci sono 2,5 tossicodipendenti per ogni mille abitanti, in Belgio 3,0, in Francia circa 3,9, in Spagna 4,9, in Italia 6,4.
La tolleranza ha portato la società ad accettare il fenomeno dello spinello, così come anche il consumo di alcool è accettato. Per la legislazione dei Paesi Bassi ognuno rimane responsabile delle proprie azioni anche sotto influenza di droghe: perciò è responsabile per i reati o danni compiuti. Nei Paesi Bassi si contano circa 28.000 tossicodipendenti, ma oltre 300.000 alcolisti. L’uso di droghe leggere è da considerarsi perciò, in termini di diffusione sociale, un problema minoritario e anzi un modo per uscire da dipendenze da droghe sintetiche come alcool, eroina, cocaina e farmaci. Portare il consumo di sostanze stupefacenti alla luce del sole, infatti, permette un certo controllo sociale che limita danni e rischi non solo alla società stessa, ma anche ai singoli consumatori, che possono documentarsi preventivamente sui rischi e decidere autonomamente se fare uso di droghe o meno.
Ecco, io credo che la depenalizzazione sia una stupidaggine se volesse significare riduzione o annullamento delle pene per i consumatori di spinelli perché non significherebbe arginare lo spaccio, clandestino e pericolosissimo. Ma permettere a locali autorizzati dallo Stato di vendere erba, marijuana, sicura, in quantità limitate, significherebbe sradicare dalle mani della camorra un mercato (qual è quello della droga) vastissimo e che, a causa sempre dell’artigianale e clandestina produzione di queste sostanze che in partenza sono leggere e naturali ma che poi diventano tutt’altro con lo scopo di diventare fonte di anormale tossicodipendenza, porta ad un allargamento sempre più consistente e veloce verso il consumo droghe pesanti e, (a mio avviso) in tempi più o meno rapidi, mortali!
Credo per questo che, lasciar gestire allo Stato il consumo, sia la mossa migliore proprio per: 1) strappare alla camorra vasti mercati; 2) combattere in modo più efficace il consumo e lo spaccio delle droghe pesanti; 3) permettere, a chi vuole, di poter consumare piccole quantità di marijuana, senza correre pericoli mortali per sé e per gli altri.
Qualche altra volta parlerò degli effetti benevoli e favorevoli per la salute.
Juan
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