Verso la libertà! Così intitolava uno striscione dall’alto dei 50.000 militanti leghisti che attendevano il discorso duro (come da autodescrizione del proprio pisello) del caro “Capo”, Umberto Bossi. Oddio, forse non proprio tutti i cinquantamila aspettavano il Senatùr (vedi lo striscione apparso sin dalla mattinata con su scritto MARONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO), ma certo che qualcuno c’era.
Cinquantamila persone ad applaudire personaggi del calibro di Calderoli, Castelli, Cota, Salvini; mancavano solo Borghezio, Asterix e Obelix.
Cinquantamila persone che inneggiavano ad andare da soli alle elezioni, senza Mr. B, e che inneggiavano alla secessione, alla pratica frattura tra il Settentrione (per i fanatici, Padania, che io ricordo, dai libri di Geografia, sia soltanto una pianura che tocca l’Emilia-Romagna, la Lombardia , il Piemonte e qualche altra regione del Nord-ITALIA) e il Meridione (per gli stessi fanatici di prima, Terronia…).
Beh, consentitemi di dire che questa festa mi sta un po’ sui coglioni: non per il suo significato politico, perchè comunque rappresenta la festa del terzo partito più grande d’Italia, ma per gli argomenti affrontati, le minacce effettuate, i toni utilizzati.
Resto da anni ormai convinto che esistono cose che in Politica non si possano fare.
1) Non si può inneggiare alla rivoluzione armata, come Umberto Bossi fece nel 2007 e nel 2008, sostenendo che aveva “300.000 uomini con i fucili caldi e sempre pronti a sparare!”, e puntualmente ormai ripete senza più preoccupazione ad ogni suo comizio.
2) Non si può, in uno Stato come l’Italia, inneggiare alla secessione. E’ inaudito. L’articolo 5 della Costituzione della nostra Repubblica Italiana dice che L’Italia è una e indivisibile!
E purtroppo, se una classe politica esalta idee di questo tipo, la degenerazione conseguente delle persone è evidente. L’abbiamo visto col fascismo.
Pontida.
Sinceramente mi aspettavo di più, a livello di tempistica e partecipazione; mi aspettavo, o forse ci speravo, di meno a livello di rispetto verso i principi costituzionali e del buon senso.
“Vi ringrazio di essere venuti così in tanti, e questa è la risposta ai tanti coglioni giornalisti che dicono che la Lega è rotta. La Lega non è rotta, vi romperemo noi! La Lega è pronta a conquistare la libertà della Padania. Noi abbiamo gente che è in grado di combattere per la libertà. L’Europa dovrà tenere conto di una nuova grande nazione, che chiede, ottiene e conquista: la Padania !”
Il primo passaggio del discorso di Bossi è dedicato al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Un seguito delle polemiche tra i colonnelli del Carroccio e il Ministro riguardo all’urgenza di una riforma fiscale: “Caro Giulio, se vuoi avere ancora i voti della Lega in Parlamento ricordati che non puoi più toccare i comuni”. Il Senatùr contesta il patto di stabilità, che blocca diversi “miliardi” delle amministrazioni comunali. “Caro Giulio, va riscritto”, manda a dire Bossi, perché “le persone sono più importanti del mercato” e “i soldi si possono trovare”. Innanzitutto “interrompere le missioni di guerra, da cui si potrebbe recuperare un bel miliardino”. Oppure tagliare i costi della politica, “gli sprechi”, li definisce il Senatùr, “come le auto blu”.
Ma se il leader leghista è polemico con Tremonti, dedica al premier parole di apprezzamento, prima dell’avvertimento. “I padani, schiavi del centralismo romano, ricordano e ringraziano Berlusconi per l’aiuto sul federalismo fiscale che non sarebbe passato senza i suoi voti. Ma la tua leadership è in discussione. Può finire a partire dalle prossime elezioni se non ascolterà attentamente le proposte che facciamo e non darà risposte entro i prossimi tre mesi”. Al momento però, precisa il Senatùr, l’idea non è quella di creare una crisi nella maggioranza. Non adesso almeno. “Questo è un momento favorevole alla sinistra quindi far cadere il governo sarebbe fargli un favore”.
“Questo sarà un anno in cui l’identità padana ritornerà a pigliare il volo. Bersani dice che abbiamo la spada moscia?” ricordando una provocazione del Partito Democratico riferita al simbolo di Alberto da Giussano. “Lo sperano i nostri nemici, così non se lo prendono in quel posto!”. Una battaglia che passa anche e soprattutto per il decentramento dei Ministeri, già annunciata ieri. “Ci saremo io e Calderoli, se viene anche Maroni, tutto di guadagnato. Sui Ministeri Berlusconi aveva già firmato il documento poi si è cagato sotto”.
SECESSIONE. Secessione è ciò che urlano intanto i militanti tra il pubblico. “Se volete la secessione, ci si prepari” risponde Bossi dal palco “La Lega verrà incontro ai popoli del nord che vogliono una pressione molto forte verso il centralismo, e lo avranno. L’altra volta ci ha fermato la magistratura, questa volta saremo ancora più incazzati”.
Ma una delle ultime frasi del Senatùr è di nuovo sulla leadership: “La Lega ha più del 10% a livello nazionale. Da oggi si va a testa bassa sul territorio. Decideremo tutto assieme: la premiership di Berlusconi è incerta e può darsi che la Lega dica stop!” Ed è in questo momento che il boato della folla riempie il prato. Ma Bossi continua e avverte: “Noi non ci prenderemo responsabilità di far andare in malora il Paese: saremo tutti assieme a decidere. Se con Berlusconi o no”
A concludere poi il comizio di Pontida c’è il cocco Maroni, che prosegue la sparata sulla scia del “Capo” Umberto.
Praticamente quindi niente di nuovo. Il governo, a meno di eventi dell’ultim’ora, tiene, e le poltrone parlamentari avranno su di sé ancora per un po’ i bei culetti verdi leghisti.
L’unico argomento che tiene banco è quello riguardante i Ministeri al Nord. Stavo guardando il telegiornale di La7, quello condotto da Enrico Mentana, e l’ospite in studio era il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. L’emblematica frase di scricchiolamento dell’asse è proprio del primo cittadino capitolino: “L’idea di portare i Ministeri in giro per l’Italia è una boiata! Credo che a questo punto sia indispensabile portare in Parlamento una mozione che ribadisca che i Ministeri debbano stare a Roma e condanni questi atteggiamenti. Non sono più disponibile ad ascoltare questi appelli, a considerarli una buffonata. Si è andati troppo oltre i limiti costituzionali, serve un pronunciamento parlamentare. Non si può dire se su questo possa cadere il governo, ma per mantenere in vita un governo non si può sacrificare la Capitale. Se poi il governo cade, ne prenderemo atto”.
A ciò poi ne consegue una figuraccia dell’europarlamentare leghista, Matteo Salvini, che resterà nella storia. Mentana chiede a Salvini, in collegamento da Pontida: “Il tema dei Ministeri a Roma può costituire il casus belli?” (casus belli, deriva dal latino e significa motivo di guerra, di scontro, ndr). Salvini risponde: “Quanto belli, quanto grandi, quanto splendenti siano i Ministeri a Roma onestamente mi interessa molto poco…”
E con questa, come disse Peppino, ho detto tutto!
Buonanotte!
Juan
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