Parliamo ancora un po’ di referendum. Stavolta però non in merito allo straordinario risultato ottenuto dai SI a livello globale e nazionale, ma soffermandoci un po’ più nella particolare realtà di Somma Vesuviana.
Il “Comitato promotore per il referendum del 12 e 13 Giugno”, a Somma Vesuviana, è nato ufficialmente il 20 Aprile 2011, inglobando, nell’obiettivo comune di promuovere i 4 SI, diverse associazioni e partiti presenti sul territorio: Associazione Don Lorenzo Milani, ARCI, Comitato di quartiere Casamale, Centro Vita, Diocesi di Nola, Legambiente, Associazione Il Pioppo, Rete della Legalità, Associazione Il Torchio, Partito Democratico, Sinistra Ecologia e Libertà, Federazione della Sinistra, La Fabbrica Vesuviana , Tinti di Rosso e Unione degli Studenti.
L’impegno è stato preciso ed accurato: stabilire (e, in certi casi, creare) il punto di contatto tra noi, Comitato, ed il resto della cittadinanza in modo attivo e presente, attraverso campagne di volantinaggio, banchetti di informazione in riguardo ai quesiti referendari, eventi che favorissero la visibilità del Comitato e propagandassero i contenuti di base affrontati. Inizialmente parlammo di sit-in, flash-mob, pedalate in giro per il paese con bandiere e magliette pro-acqua pubblica, manifestazioni con striscioni anti-nucleare e bottiglie d’acqua: insomma, tutto ciò che, attraverso la forte arma della creatività, potesse dar vigore e credibilità a questo progetto…
Beh, diciamo che molte cause hanno portato all’impossibilità verso questi obiettivi; e, purtroppo, la carenza di una forte e sensibile base giovanile ne è stata sicuramente quella più pesante.
La campagna referendaria si è fondamentalmente giocata in Piazza Trivio, attraverso (e rinnovo il ‘purtroppo’) un’esile gazebo e un tavolino, attorno al quale, un indeterminato gruppo cominciava ad infoltirsi solo e soltanto verso il tardo orario di mezzogiorno, delle sei o sette domeniche comprese tra la data di nascita del Comitato e la domenica antecedente alle consultazioni referendarie.
E’ brutto dirlo, ma dire che la campagna referendaria non è stata gestita al meglio è anche troppo poco. La campagna referendaria non è stata gestita affatto; nessuno, o pochissimi, hanno pensato ad affrontare il problema delle periferie, Santa Maria del Pozzo e Rione Trieste in primis, e ciò sempre a causa della mancanza di un gruppo netto, presente solo da quella fatidica ora, che è mezzogiorno!
Nonostante ciò, però, è stato in questo che si sono confermati l’impegno e la volontà dei singoli individui e, in particolare, dei più giovani. Giovani che purtroppo mai sono stati integrati in una logica di partecipazione, attiva e costante, e che mai sono stati spronati con quell’entusiasmo necessario e, anzi, fondamentale, e che forse è del tutto venuto meno nel gruppo più senile.
E’ attraverso questo vuoto nell’organizzazione del Comitato che i molti giovani, sparpagliati e disorientati, ma con voglia e tenacia, hanno dimostrato di saperci fare e di volere ciò che stavano compiendo. E nelle Università, nei negozi, per strada, sui treni e nei bar, abbiamo lavorato come NESSUNO dei ‘grandi’ ha saputo fare e ha fatto. Personalmente, spesso in piazza ho chiacchierato con uomini e donne con idee più o meno lontano dalle mie, spesso ho discusso in modo molto vivace e fermo, spesso sono stato cacciato o zittito. Altre volte mi sono seduto a parlare con uomini abbattuti da una melanconia quasi atipica; una rassegnazione spesso alienante ed incolpevole.
Molto, singolarmente, si è fatto ma molto di più si poteva fare e costruire con un gruppo che prestasse attenzione alle esigenze di tutti e, soprattutto, non alle glorie personali ma alla vivace divulgazione dei singoli quesiti referendari.
E i risultati numerici delle consultazioni parlano chiaro: dicono che a Somma, su base globale, si è superato il quorum. Poco più di un cittadino su 2 è andato a votare, parliamo del 51% dei sommesi aventi diritto, e sapendo come ci siamo comportati, da Comitato, possiamo tranquillamente dire che molto di più poteva essere fatto. Se guardiamo gli altri paesi limitrofi possiamo notare come Somma sia il paese a percentuale più bassa, oltre il quorum: prima di noi, con meno di 1 votante su 2, troviamo solo (tra i paesi più vicini ai confini sommesi) Ottaviano (47,8%), San Giuseppe Vesuviano e Sant’Anastasia (entrambi 49,3%). Le percentuali, invece, iniziano a crescere dai confinanti Castello di Cisterna e Brusciano, 52,5% e 53,8%, arrivando attorno al 56% tra Cercola, Saviano, Pollena e San Sebastiano al Vesuvio, e superando il 60% tra Pomigliano, San Giorgio a Cremano, Castellammare e Scisciano.
Considerando, quindi, l’evidente scarso lavoro fatto, credo che questi numeri si possano migliorare, ma soprattutto, lavorando con costanza e con forte senso civico, che si possano ottenere ancor più vasti consensi per cause giuste, come appunto lo sono state quelle perseguite per l’acqua pubblica, l’energia pulita e sicura e l’eguaglianza davanti alla legge, in particolar modo evidenziando quali sono stati gli errori compiuti in questi mesi e quali mosse esistono per non ripeterli e per migliorare un lavoro che, tutto sommato, ha comunque dato i suoi frutti.
Juan
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