giovedì 28 luglio 2011

Attentato in Norvegia di un 'non-pazzo' fascista. Personali riflessioni sul «crociato, cristiano, pronto alla guerra per difendere l’Europa dalla minaccia della dominazione islamica e marxista», Anders Behring Breivik.

Avevo appena iniziato un week-end che nelle mie intenzioni sarebbe dovuto essere di vacanza e relax quando ho sentito per la prima volta di quel che era successo in Norvegia. E, devo essere sincero, la prima notizia, quella di una bomba nella capitale, non mi ha colto tanto di sorpresa.
Il mondo intero è ormai abituato a sentir parlare di attentati dinamitardi alle principali sedi di governo, e anzi, dopo l’11 settembre, gli attentati mi sono sempre sembrati fondamentalmente tutti uguali. Non mi sciocca più sapere che è esplosa o è stata trovata una bomba, in qualsiasi parte del pianeta, ma l’attenzione (di tutti noi) oramai si è sempre concentrata su quanti morti essa ha fatto.
Sapere di una bomba in Pakistan, in Afghanistan, in Cina o in America, non fa più paura; fa paura sapere che una attentato ha provocato ‘molti’ morti, ma il concetto stesso di attentato terroristico sta diventando quasi familiare, abituale.
E anzi, spesso anche sapere che un attentato nel Medio-Oriente ha provocato 50 morti, beh nemmeno questo sta diventando preoccupante.
Come se i morti occidentali fossero diversi da tutti gli altri.
Ore 15.26. Un’autobomba distrugge la sede del tabloid norvegese ‘VG’, investendo anche l’ufficio del primo ministro norvegese, Jens Stoltenberg, e facendo saltare la maggior parte delle finestre dell’edificio.
Fu mio padre a dirmi dell’esplosione a Oslo, la capitale norvegese. Ma guardate, non mi urtò più di tutti gli altri attentati che quotidianamente colpiscono l’intero pianeta.
Pensai (come tutti hanno fatto, sentendo questa notizia) ad un attentato di matrice mussulmana, alla guerra Santa. Mi venne poi in mente l’episodio delle vignette di Maometto, pubblicate proprio da una rivista norvegese qualche anno fa e che all’epoca creò un fortissimo clima di tensione col mondo islamico, e questo pensiero confermò, nella mia testa, la pista mediorientale.
Sempre mio padre mi disse che c’erano stati 10 morti, ma aggiunse anche che la cosa “più grave” era accaduta in un’isola norvegese: ad un campo estivo organizzato dal Partito Laburista Norvegese, dove c’erano ragazzi tra i 14 e i 20 anni, un uomo (tra l’altro un norvegese, smentendo quindi la pista della guerra Santa, o almeno quella intrapresa dai mussulmani), si era finto poliziotto, dicendo di essere arrivato sull’isola (di Utoya) per verificare la loro sicurezza, e aveva radunato i ragazzini che c’erano chiedendo loro di avvicinarsi il più possibile a lui. Poi ha aperto il fuoco.
Questa persona (definirlo ‘uomo’ mi fa incazzare troppo…) ha massacrato ragazzini per un’ora e mezza, finché le munizioni non sono terminate. Almeno 70 ragazzini.
Li ha sparati davanti a lui, altri li ha rincorsi, altri li ha sparati in acqua mentre nuotavano per scappare. E poi ha sparato di nuovo a quelli già morti per terra o dava il colpo di grazia a chi non era ancora morto, o ancora a chi gli supplicava di risparmiarlo.
Forse solo attraverso qualche ricordo di qualche film dell’orrore si riesce ad immaginare una cosa del genere.
Col tempo si è scoperto l’artefice di queste azioni: si chiama Anders Behring Breivik, 32 anni, un fascista norvegese, nazionalista, ideologicamente ariano, in quanto convinto della superiorità della SUA razza, fondamentalista cristiano e prosecutore delle Crociate cristiane, anti-islamico e con la passione per la massoneria. Su internet si descrive come «un crociato, un cristiano pronto alla guerra per difendere l’Europa dalla minaccia della dominazione islamica e marxista» e accusa il Partito Laburista di aver permesso l’invasione in Norvegia degli immigrati. Inoltre sempre su internet parla, in un testo, di un incontro segreto di “Cavalieri Templari”, tenutosi a Londra nell’aprile del 2002, al quale parteciparono nove persone da otto diversi paesi europei.
La sua prima frase all’arresto è stata: “Le mie azioni sono state atroci ma necessarie”.
Io non sono un tipo particolarmente emotivo, ma vi giuro che in quando ho sentito di questa strage sull’isola di Utoya mi è venuto da piangere.
Non riesco affatto ad immaginare che una persona riesca ad organizzare un simile piano, una simile carneficina per scopi puramente politici. Perché gli scopi sono politici!
Questa persona ha acquistato 6 tonnellate di fertilizzanti per costruire un’autobomba da far esplodere davanti all’ufficio del premier; è riuscito a spacciarsi per poliziotto, così da poter accedere tranquillamente al campo estivo dei Giovani Laburisti, e anzi è riuscito a rubare la fiducia dei ragazzi: perché i ragazzi si sono fidati di lui quando hanno visto un poliziotto che diceva loro di raggrupparsi, e del resto lui rappresentava la polizia, era lì per difenderli; si è procurato una mitragliatrice con un numero incredibilmente alto di munizioni, che tra l’altro erano munizioni “dum-dum”, vietate dal codice di guerra e utilizzate solo per la caccia agli elefanti: queste pallottole infatti hanno la caratteristica di espandersi dopo aver centrato l’obiettivo, provocando ferite spaventose. Perché nessuno sarebbe dovuto sopravvivere.
No, non chiamatelo pazzo. Sapete chi può essere chiamato pazzo? Uno che, senza motivo, aggredisce qualcuno in metropolitana. Uno che si mette a sparare senza ragione in piazza o che ammazza dei ragazzini che giocano in un campo sportivo, questo è un pazzo.
Breivik non è un pazzo. E’ un essere che ha deciso di eliminare l’avversario politico con la forza delle armi. E’ un essere che, 80 giorni prima di piazzare l’autobomba in piazza a Oslo, ha ordinato SEI TONNELLATE di fertilizzanti per produrre esplosivo e per eliminare il premier SOCIALDEMOCRATICO. E’ un essere che non ha mostrato pietà nell’assassinare ragazzini d’età non superiore ai 20 anni, colpevoli solo di partecipare ad un campo estivo sotto il nome dei Giovani del Partito Laburista, e in quanto tali oppositori delle sue idee.
Personalmente, non sono assolutamente favorevole alla pena di morte. Certo che in alcune occasioni (come questa) la ragione va a farsi fottere. Però, come ha già detto qualcuno, «il terrore non si può combattere con il terrore».
Mi auguro quantomeno che un soggetto così non esca mai più di prigione (malgrado la giustizia norvegese preveda come pena massima, che è quella per crimini contro l’umanità, 30 anni di reclusione), per il semplice motivo che, essendo un fomentatore d’odio e di una cultura nazista, ariana e anti-multiculturale, è un attivo e costante pericolo per la società.
Voglio terminare l’articolo proponendo delle dichiarazioni (alquanto inquietanti) di due importanti personalità italiane: Vittorio Feltri, noto editorialista nonché ex-direttore del quotidiano Il Giornale, e Mario Borghezio, europarlamentare della Lega Nord.
Vittorio Feltri ha praticamente dichiarato che i ragazzi sono stati incapaci, perché non hanno reagito all’assassino Breivik, e anzi sono stati egoisti, illudendosi di potersi salvare: «Sull’isola si trovavano cir­ca 500 partecipanti a un meeting annuale di laburisti. Un numero considerevole. Se 50 persone, e sull’isola ce n’erano dieci volte tante, si lan­ciano insieme su di lui (Breivik, ndr), alcune di si­curo vengono abbattute, ma solo alcune, e quelle che ri­mangono illese (mettiamo 30 o 40) hanno la possibilità di farlo a pezzi con le nude mani. E’ incredibile come, in deter­minate circostanze, ciascuno pen­si soltanto a salvare se stesso, illudendosi di spuntarla. Varie specie di animali quando attaccano lo fanno in massa e nel­lo stesso modo si comportano quando si difendono. Attenzione però: gli animali istintivamente antepongono l’interesse del bran­co a quello del singolo. Uno per tut­ti, tutti per uno. Evidentemente l’uomo non ha, o forse ha perso nei secoli, l’abitudine e l’attitudi­ne a combattere in favore della co­munità della quale pure fa parte. In lui prevalgono l’egoismo e l’egotismo. Non è più capace di identificarsi con gli altri e di sacrifi­carsi per loro, probabilmente con­vi­nto che loro non si sacrifichereb­bero per lui».
Mario Borghezio, invece, fa ancora meglio e dice che molte delle idee di Breivik sono buone. Alcune addirittura ottime! E la colpa della strage è dell’invasione degli immigrati: «Le posizioni di Breivik sono posizioni sicuramente condivisibili; l’opposizione all’Islam, l’accusa esplicita all’Europa di essersi già arresa prima di combattere, sono cose che pensiamo in molti. Ho paura che questo personaggio, magari in buona fede ma sicuramente esaltato, sia stato strumentalizzato. Direi che sono posizioni che collimano al 100% con molte delle posizioni che sono state espresse da questi movimenti che ormai vincono le elezioni tutte le volte che si vota in Europa. I movimenti che dicono queste cose (le stesse di Breivik, ndr) prendono il 20%, e il 20% di 450 milioni di abitanti in Europa significa che un 100 milioni di persone la pensano così. Sono buone alcune delle idee espresse al netto della violenza, in qualche caso ottime! Il sostenere la necessità di una forte risposta cristiana, anche in termini di Crociata contro questa deriva islamista, terrorista e fondamentalista della religione islamica e questo tentativo di conquista dell’Europa, il progetto di Califfato in Europa, è sacrosanto».
In merito alle sconcertanti dichiarazioni dell’europarlamentare (!!!) Borghezio, la procura di Milano ha aperto un’inchiesta.

Juan

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