domenica 17 luglio 2011

Nichi Vendola:«Nel Pci mi dicevano che non si doveva dire ‘amico’, che bisognava dire ‘compagno’. Ho passato tutta la vita a ripetermi questa frase. Ma ora ho capito che era una stronzata». Personali riflessioni su un’inutile commedia.

Il quantitativo di volte in cui Nichi Vendola, Governatore della Puglia e leader di Sinistra Ecologia e Libertà, è stato protagonista di un servizio televisivo di stampo Mediaset o della Rai filo-governativa (Rai1 e Rai2) è veramente minima, pressoché prossima allo zero.
Ultimamente, però, una frase sola è riuscita ad attirare le attenzioni di tutti gli organi televisivi, a creare un forte boato interno al partito e un acceso clima di dissenso politico. Tanto da scomodare addirittura il baluardo dell’informazione, STUDIO APERTO (…). E tutti i servizi sono accompagnati naturalmente dalla tipica canzoncina sovietica (tipo l’Internazionale) che contraddistingue il bagaglio musicale dei sostenitori di Vendola.
Sono naturalmente sarcastico. E non potrei non esserlo di fronte al solito trattamento speciale riservato agli avversari del premier da parte delle fonti di (dis)informazione di sua proprietà diretta o indiretta (Tg1, Tg2, Rete4, Canale5, Italia1).
La frase in questione riguarda appunto la parola ‘COMPAGNI’ e, a parer del leader di SEL, la sostituzione tra ‘amici’ e ‘compagni’ «è stato un alibi per molti crimini». «Nel Pci mi dicevano che non si doveva dire ‘amico’, che bisognava dire ‘compagno’. Ho passato tutta la vita a ripetermi questa frase. Ma ora ho capito che era una stronzata. Io preferisco stare con molti amici, che mi aiutano a crescere».
E attraverso questo pensiero, i telegiornali (che col giornalismo vero non hanno niente a che vedere) sono riusciti ancora una volta a pennellare l’ex numero 1 di Rifondazione Comunista come il solito bolscevico sanguinario, distruttore dei valori della famiglia e fautore di un’omosessualità accesa quanto ridicola e da avanspettacolo in stile Platinette; come il politico che rinnega ciò in cui ha sempre creduto. Provate a cercare i servizi del TG5 o Studio Aperto a riguardo: la cosa è palese quanto vergognosa.
Tutto questo per aver detto cosa? Questo: «Quando ero un adolescente, un dirigente del Partito Comunista Italiano mi disse: “Ricorda, nel Partito è importante essere compagni, non è necessario essere amici”. E io mi sono portato tutta la vita questa frase dentro. Quarant’anni dopo penso di poter ritenere quel pensiero una stronzata assoluta. E’ stato un alibi per molti crimini perché ci sono stati coloro che si sono chiamati ‘compagni’ e che organizzavano gli eccidi o la soppressione anche fisica dell’altro compagno»
Se Vendola parla di crisi economica non c’è un solo giornalista che gli porga il microfono o una sola emittente (filo governativa) che trasmetta i suoi pensieri. In questo caso, però, l’eccezione è la regola! E addirittura i TG, che mai parlano di Facebook, hanno intravisto nel web la vera ribellione dei suoi sostenitori, evitando di dire (naturalmente!) che Nichi Vendola è il politico italiano più seguito su Facebook.
Restando comunque sulla frase, io non la trovo una dichiarazione tanto sconvolgente, anzi…
La parola compagno mi ha sempre ricordato la parola ‘scampagnata’, e mi ha sempre trasmesso una sensazione calda, autunnale, e di larga amicizia. La parola compagno mi ricorda molto la campagna, ma anche le riunioni dei vecchi comunisti in piccole sedi. La parola compagno mi ricorda Berlinguer.
La parola compagno, però, mi fa venire in mente anche un clima teso e non umano. Mi fa venire in mente una disciplina militare in stile URSS o Cina, priva di contatti diretti con la vita reale. La parola compagno spesso mi ricorda Togliatti, che mi ricorda un’assuefazione, una resa dell’uomo al Partito. Una fedeltà alla bandiera spesso troppo più grande dei rapporti umani tra gli stessi compagni.
Sinceramente è per questo che non mi sono nemmeno meravigliato troppo di questa frase; certo indubbiamente fa parte di un bagaglio culturale ed emotivo che Sinistra Ecologia e Libertà si porta sulle spalle e perciò secondo me non dovrebbe essere “eliminato”: più che altro naturalizzato, disossato di quei contenuti non umani e che eguagliano l’ambiente politico al padrone da obbedire, al sottoufficiale nazista al quale dare sempre ragione; che eguagliano il compagno di partito al semplice iscritto col quale collaborare per il solo bene del partito stesso.
E il chiarimento di Nichi Vendola credo sia non troppo diverso dalla mia opinione: «Non ho mai rinunciato ad una parola che mi accompagna sin da quando ero ragazzino: ‘compagno’. Parola che trovo bellissima, e che significa spezzare il pane insieme. Ho semplicemente criticato un’idea che nel vecchio Pci era abbastanza consolidata, che all’interno del partito bisognasse essere compagni ma non necessariamente amici. E talvolta si poteva essere compagni coltivando tenaci inimicizie. Io oggi penso che questa fosse una concezione sbagliata, e che nei luoghi della politica a sinistra bisogna trovare, occasioni di arricchimento umano, occasioni per stringere relazioni interpersonali che possano essere di reciproco giovamento».

Juan

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