Ultimo comma dell’articolo 37: nelle pieghe della manovra un’altra norma ad personam per il presidente del Consiglio e le sue aziende. Viene infatti deciso lo stop in appello all’esecuzione delle condanne civili che superino i dieci milioni di euro e stop in Cassazione per quelle che vanno oltre i 20 milioni, in cambio di una idonea cauzione. Due modifiche al codice di procedura civile che potrebbero influire anche sull’attesa sentenza d’appello del tribunale civile per il Lodo Mondadori, prevista per la fine di questa settimana.
| Carlo De Benedetti |
Fininvest in primo grado era stata condannata a risarcire con 750 milioni di euro la Cir di Carlo De Benedetti, presidente del Gruppo Editoriale L’Espresso.
La bozza aggiunge infatti un comma all’articolo 283 del codice di procedura civile che parla dei provvedimenti sull’esecuzione provvisoria in appello e che prevede che il giudice dell’appello, su istanza di parte, quando sussistono gravi e fondati motivi sospende in tutto o in parte l’efficacia esecutiva o l’esecuzione della sentenza impugnata, con o senza cauzione. Il comma aggiuntivo che sarebbe spuntato nella manovra economica recita: La sospensione prevista dal comma che precede è in ogni caso concessa per condanne di ammontare superiore a dieci milioni di euro se la parte istante presta idonea cauzione.
Chi si era illuso che la Manovra 2011 incorporasse solo (criticabili!) misure economiche di «risollevamento produttivo, di correzione dei conti e del debito pubblico», si è amaramente sbagliato. E così, mentre tutta la maggioranza chiede lacrime e sangue a giovani, precari e pensionati per riequilibrare i conti dello Stato, Mr B invece organizza la sua, oltre che incostituzionale, illecita difesa dalla giustizia, evitando di pagare circa 750 milioni di euro per lo scippo a De Benedetti!
Il Partito Democratico parla di insulto al Parlamento: Sono senza vergogna, è scandaloso che in una finanziaria che prefigura lacrime e sangue per il paese sia contenuta una norma che consente ai più ricchi dilatare il regolare corso della giustizia e che, guarda caso, molto probabilmente farà tirare un sospiro di sollievo alle aziende del presidente Berlusconi. Altro che partito degli onesti, anche in momenti così difficili il premier non dimentica gli interessi delle proprie imprese.
Interviene anche Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori: Anche le azioni criminali hanno un limite per essere credibili, oltre il quale diventano ridicole. Se nel testo definitivo della manovra ci fosse una norma criminogena, volta ad assicurare a Berlusconi l’annullamento del pagamento dovuto al gruppo De Benedetti, sarebbe la dimostrazione che il governo ha perso il senso del limite e il senno. Come si può approfittare così delle istituzioni? Un giudice accorto dovrebbe disapplicare questa disposizione perché palesemente immorale e incostituzionale.
La norma inserita in finanziaria per sospendere il pagamento del risarcimento di Mediaset a Cir in relazione al caso Mondadori è un grave atto del governo, sia perchè contiene un esplicito favore al premier sia perchè non ci sono i requisiti di necessità e urgenza previsti dalla Costituzione dichiara Italo Bocchino, vice presidente di Futuro e libertà per l’Italia.
Luca Palamara, Presidente dell’ Associazione Nazionale Magistrati: Se confermata, la norma sul lodo Mondatori sarebbe una norma che nulla ha a che vedere con il tema dell’efficienza del processo civile, che determinerebbe una iniqua disparità di trattamento e che sarebbe, quindi, incostituzionale.
Giuseppe Maria Berruti, giudice della Prima sezione civile della Corte di Cassazione, è fortemente critico con l’Ansa sulle nuove disposizioni del codice di procedura civile che vengono introdotte con la manovra finanziaria. Ma sull’intervento che obbliga il giudice a sospendere l’esecutività delle condanne nel caso di risarcimenti superiori ai 20 milioni di euro (10 in primo grado) dietro il pagamento di una cauzione e in attesa che si pronunci in via definitiva la Cassazione , il suo giudizio è drastico: E’ una norma di favore per i grandi debitori, come le amministrazioni che non pagano i grandi appalti , le imprese altamente insolventi verso miriadi di consumatori e così via. In sostanza chi in teoria ha fatto più danno si vede mettere a disposizione straordinarie possibilità dilatorie. E’ una facilitazione per i grandi debitori, per i quali si rinvia tutto alla fine del giudizio di Cassazione, cioè alla definitività della sentenza. Così si allenta una fondamentale condizione di credibilità del processo civile che è rappresentata dall’esecutività della sentenza di merito e tutto questo accade mentre tutto il mondo va verso un’abbreviazione dei processi e una valorizzazione addirittura delle sentenze di primo grado.
E in tutta questa vicenda emergono altri due punti.
1. Faccio una premessa. Credo che la filosofia di questo governo abbia probabilmente preso ispirazione da un caso: il caso-Scajola. Ecco, ricordate il Ministro al quale comprano le case a sua insaputa? Lui: Scajola.
Ecco. In questo caso, invece, è proprio la norma salva-Fininvest a farne da protagonista con il ministro Giulio Tremonti che annulla, improvvisamente, la conferenza stampa dei ministri sulla manovra economica (ufficialmente per il maltempo). Il sospetto però è che Tremonti non sarebbe stato al corrente della norma pro-Fininvest contenuta nella Finanziaria.
Secondo l’articolo di Repubblica, la norma sarebbe stata pensata dal premier con il guardasigilli Alfano e il deputato (e avvocato del premier) Niccolò Ghedini. «L’hanno cucinata loro (spiegano fonti del ministero dell’Economia). I cuochi sono da rintracciare da quella parte, pur essendo chiaro che non ha alcuna coerenza con l’oggetto del decreto».
Secondo l’articolo di Repubblica, la norma sarebbe stata pensata dal premier con il guardasigilli Alfano e il deputato (e avvocato del premier) Niccolò Ghedini. «L’hanno cucinata loro (spiegano fonti del ministero dell’Economia). I cuochi sono da rintracciare da quella parte, pur essendo chiaro che non ha alcuna coerenza con l’oggetto del decreto».
Ghedini, però, si chiama fuori: «Non ne so nulla, non l’ho scritta io, non mi occupo di civile ma di penale. Non ho nulla da dire». E ammette anche il Ministro degli Esteri Frattini: «Di questa norma non c’è stata discussione approfondita in consiglio dei ministri»
E anche la Lega sembra spiazzata dalla mossa. I ministri leghisti giovedì scorso non avevano ricevuto nel testo che era stato loro consegnato la norma in questione, apprendendo solo a cose fatte che la norma era stata inserita. Da qui il «profondo malumore» dei ministri del Carroccio Bossi, Maroni e Calderoli…che nemmeno sapevano niente!
2. Esiste un’incognita. Incognita Napolitano. Firmerà o non firmerà? Riterrà il decreto legge incostituzionale o meno? Intanto il Presidente Giorgio Napolitano, rispondendo ad una domanda dei giornalisti a Palazzo Giustiniani a margine del convegno sull’inizio della presidenza polacca dell’UE, prende tempo: «Quando sarà il momento conoscerete le nostre determinazioni riguardo alla Manovra economica».
E l’ansia cresce. L’ansia di Mr B…e l’ansia di chi vorrebbe che finalmente paghi uno dei suoi innumerevoli conti con la giustizia italiana. Conti lasciati in sospeso e conti magicamente svaniti nel nulla con le sue leggine ad personam.
Juan
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