domenica 17 luglio 2011

Testamento Biologico. L’asse PdL-Lega-UdC (con il sostegno di 13 deputati Democratici) approva. Le sofferenze in stile Piergiorgio Welby o Eluana Englaro sono destinate a proseguire. Marino (PD): «Contro quest’inciviltà, siamo pronti al referendum!»

Dopo cinque mesi di dibattito, la maggioranza approva il disegno di legge sul testamento biologico.
La Camera ha dato il via libera, con alcune modifiche, al provvedimento licenziato dal Senato nel marzo del 2009. E’ ora necessario un ultimo passaggio a palazzo Madama, prevedibilmente in autunno in cui l’iter del disegno di legge non dovrebbe comunque incontrare difficoltà.
Tredici deputati del Partito Democratico non hanno partecipato alla votazione, perché sulla materia “è sbagliato legiferare” (…)
Il senatore Raffaele Calabrò, relatore del testamento biologico al Senato, è soddisfatto: “L’ampio consenso intorno all’art. 3 del ddl sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, fulcro del provvedimento in esame, dimostra che il paese e chi lo rappresenta conviene sulla necessità e sulla bontà della legge. E’ evidente che i numeri non danno ragione a chi licenzia la legge come un’imposizione di una minoranza clericale, di una maggioranza illiberale distante dalla società civile. Resiste quel nocciolo di valori, che sono quelli della tutela della vita, del no all’eutanasia e all’accanimento terapeutico, di cui il Pdl si è fatto fermo paladino, e intorno al quale si riconosce la maggioranza degli italiani, dall’UdC alla Lega passando per una minoranza del Partito Democratico”.
Ma anche nella maggioranza, qualche voce dissidente si fa sentire. Come quella di Daniele Capezzone del PdL, che dice: “Non l’avrei votata”, Chiara Moroni di Futuro e Libertà che definisce la legge “truffaldina”.
Rocco Buttiglione, in polemica con Ignazio Marino, dice: “Sarebbe stato meglio non farla questa legge, ma se si fa è una responsabilità che tocca al Partito Democratico che ha promosso nella passata legislatura un testo, al Partito Radicale che ha promosso una campagna pro-eutanasia”.
Ma la parte d’opposizione che si oppone a questa legge, a mio avviso assurda, incostituzionale e figlia delle limitazioni imposte dal Vaticano, sembra compatta.
“La legge della destra sul fine vita è arcigna, autoritaria e proibizionista. Nel dibattito oggi alla camera la Maggioranza ha gettato la maschera ed è chiaro a tutti che siamo davanti a un imbroglio per i cittadini e i medici”. Così Livia Turco, componente PD in commissione affari sociali. Turco sottolinea che il ddl “colpisce l’alleanza terapeutica medico-paziente e vieta, di fatto, il testamento biologico; nelle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) si potrà infatti scrivere solo nome, cognome e che non si vuole essere sottoposti ad accanimento terapeutico, cosa che nessun medico farebbe”.
Rosy Bindi, Presidente del PD, aggiunge con polemica: “Se prima le Dat (Dichiarazione anticipata di trattamento) non erano regolate, adesso sono impedite”. Sottolineando che “gli emendamenti estratti come un coniglio dal cappello all’ultimo minuto hanno vanificato i lavori di due anni in commissione”.
Beppino Englaro e
Mina Welby
E il commento di Beppino Englaro, papà di Eluana, è emblematico: “Si tratta di una legge incostituzionale che va nella direzione opposta rispetto ai principi costituzionali. L’autodeterminazione terapeutica non può incontrare un limite anche se ne consegue la morte, che non ha niente a che vedere con l’eutanasia. Nessuno, né lo Stato né un medico, può disporre della salute di un cittadino”.
Netto anche il giudizio di Sinistra Ecologia e Libertà, affidato alle parole del leader Nichi Vendola: “L’obbligo di soffrire per legge non è umano, non è dignitoso.  E’ una legge che sottrae agli italiani la libertà di decidere sulla propria vita, che chiede ai medici non di curare, ma di costringere alle cure. E’ una legge violenta che invade un terreno dove lo Stato deve rispettare, non imporre”.
Antonio Palagiano, responsabile sanità dell’Italia dei Valori e relatore di minoranza del provvedimento, non usa mezzi termini. “Con gli emendamenti approvati sarà difficile se non impossibile stabilire quando avranno rilievo le Dat, poichè sarà necessaria una risonanza magnetico-nucleare per accertare lo stato vegetativo del paziente. Nei piccoli ospedali, ad esempio, sarà difficilissimo effettuarla e sarà impossibile, quindi, applicare la legge. Legge che perde definitivamente di senso e dimostra, ancora una volta, la sua inutilità”.
Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani è convinto che “se il Senato confermerà il provvedimento della Camera, non sarà più possibile decidere della propria vita. Per tutti noi hanno deciso Udc, Lega e Pdl, meschine comparse di un film scritto in Vaticano. Con la legge 40 hanno rubato la vita e la libertà di ricerca scientifica, con la legge Calabrò ci rubano anche la morte. Questi moderni aguzzini vogliono, attraverso il sondino di Stato imposto per legge, disinnescare le conquiste di libertà che Piergiorgio Welby e la famiglia Englaro hanno assicurato agli italiani con la loro lotta”.
Più di tutte però mi ha particolarmente colpito la dichiarazione di Ignazio Marino, chirurgo e senatore del Partito Democratico, che guarda già oltre il secondo passaggio al Senato: “Quando il testo sul testamento biologico passerà al Senato dobbiamo prepararci a raccogliere le firme per un referendum perché bisogna dare il segno a questa politica che non può calpestare i diritti delle persone. Con questa legge si obbligano le persone, anche coloro che hanno indicato di non volere un tubo nell’intestino, a riceverlo per legge, e poi le indicazione che ognuno lascerà non saranno vincolanti per il medico. Il medico dovrà solo documentare in cartella per quale motivo la pensa diversamente dal paziente. Questo è incivile e inaccettabile. Si è arrivati addirittura a inserire un articolo che dice che, per applicare il testamento biologico, bisogna accertare l’assenza di attività celebrali: in altre parole si dovrebbe scrivere in una legge che i medici, quando una persona è morta, possono sospendere di curarla. E’ davvero un bel risultato, dopo vent’anni di lavoro parlamentare. In medici si troveranno in grande difficoltà perché da un lato hanno un codice deontologico che dice che bisogna accompagnare il paziente secondo sua indicazione; dall’altro una legge che dice che, se il paziente perde coscienza, il medico è obbligato ad inserirgli un tubo nell’intestino.”.
Non credevo di poter mai dare ragione ad Ignazio Marino, però questa volta è successo. Qualora dovesse portare avanti questa battaglia sul campo del referendum, io ci sto!
Ma dovrebbe ricordare di dire, a quei 13 deputati del suo stesso Partito che non hanno partecipato alla votazione, che sono dei coglioni.

Juan

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